La comunicazione ed il marketing oggi, ma spiegato molto basic quasi come 74 anni fa

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Bello comunicare. Semplice comunicare. Apri la bocca e parli, no? Quante parole e quanto materiale buttato nell’aria a vanvera. Certo chi si occupa di comunicazione (e marketing) spesso fa le proprie attività in automatico, senza pensarci, andando avanti nel quotidiano e dando per scontato nozioni acquisite n anni fa, ormai fatte proprie, sepolte dallo spessore dell’esperienza.

Delle volte però è bello riprendere le cose studiate, scavare sotto questo spessore, per ricordarsi come, nella loro semplicità, nascondevano e rappresentavano tutto il casino che viviamo ogni giorno.

Fermiamoci un attimo allora e spieghiamo le basi di quello che è comunicare, in modo semplice.

La comunicazione secondo Shannon, Weaver e Schramm

Per prima cosa, a noi piace molto il modello di Shannon e Weaver del 1949. Si tratta di un modello schematico che riesce a rappresentare praticamente qualsiasi sistema di comunicazione e si applica nei settori delle telecomunicazioni, in elettronica, informatica e nella sociologia, magari con qualche adattamento.

Molto brevemente e per chi non lo sapesse, Claude Shannon è stato un ingegnere elettronico, laureato al MIT. Warren Weaver dopo 2 lauree (in scienze ed ingegneria civile) conseguì un dottorato ed in seguito divenne un ricercatore di matematica presso il Throop College di Pasadena (oggi noto come Caltec, dice nulla?). Quindi due personaggi davvero eccezionali.

Insieme pubblicarono il saggio “La teoria matematica della comunicazione” nel quale descrissero per la prima volta questo modello, indicato come la madre di tutti i modelli di comunicazione, ed effettivamente così è stato perché poi ci è voluto poco per vederlo adattare a diverse situazioni.

Un contributo fondamentale al modello è stato dato da Wilbur Schramm nel 1954, che introdusse il concetto di feedback (fra altre cose) rendendo il modello circolare.

Come è fatto questo modello?

Il modello può essere rappresentato pressapoco così.

Spoiler: il modello comunicativo di Shannon & Weaver, feat. Schramm

Allora, ci sono diverse cose interessanti:

  • Sorgente: qui nasce il messaggio da comunicare. Per esempio, la nostra mente. (woooah come siamo profondi)
  • Trasmettitore: codifica, trasmette il messaggio. Per esempio, la nostra bocca (per farla semplice)
  • Canale: veicola il messaggio verso qualcuno. Nel nostro esempio, l’aria.
  • Ricevitore: decodifica, riceve il messaggio. Qualcuno ha detto orecchie?
  • Destinatario: chi deve ricevere il messaggio. Aka la mente di qualcun altro.
  • Fonti di rumore: il canale non è esclusivo ovviamente, quindi c’è del rumore di vario tipo che può influenzare il segnale (rappresentato dalle freccette)
  • Feedback: ovviamente, siccome stiamo parlando a qualcuno, non è che questa persona rimane congelata in uno stato vegetativo finché non finiamo di parlare, ma ci ascolta. Ascoltandoci, restituirà un feedback immediato (visivo, uditivo, voluto o non voluto che sia). La comunicazione non va vista quindi come una cosa statica. Anche i sistemi informatici ed elettronici, in realtà, rispondono spesso con un feedback, per esempio il protocollo TCP prevede dei pacchetti di ritorno.

Tutto bellissimo ed affascinante, ma perché?

Perché in sostanza in questo schema è:

  • Universale: si adatta praticamente a qualsiasi sistema di trasmissione
  • Semplice: anche mia figlia di due anni con un po’ di insistenza potrebbe capirlo
  • Inequivocabile: davvero poche interpretazioni possibili
  • Ineludibile: non puoi evitarlo, in nessun modo. Non è una minaccia, è un fatto! Se provi per esempio a comunicare senza usare la bocca, automaticamente il trasmettitore diventerà qualcos’altro. Si è pazzesko!

La comunicazione è frattale ed infinitesimale

Il modello comunicativo di Shannon, Weaver e Schramm, secondo alcuni, può essere limitante in alcuni campi di studio, in particolare deve essere adattato in sociologia e media.

Ovviamente, diremo noi, perché si tratta di un modello sintetico, perciò quello che ci mostra è l’essenza di un sistema di comunicazione generico.

Non rappresenta cioè tutte quelle caratteristiche emergenti di un sistema comunicativo – soprattutto se sociale – perché non è quello l’obiettivo del modello e nemmeno lo era il contesto in cui è nato.

Va considerato poi che questo genere di schemi riguarda solamente la comunicazione del messaggio formato, cioè non vuole rappresentare o indagare quello che succede nella sorgente durante la formazione del messaggio, che è altra cosa.

Rispetto alla comunicazione e marketing di oggi, perciò, rimane utile per rappresentare ed eventualmente analizzare il sistema comunicativo del messaggio e non il messaggio in sè.

Oltre i limiti di una rappresentazione statica

In questi limiti, la modifica più ovvia ed importante è stata quella di Schramm, cioè l’inserimento di un meccanismo di feedback, che ha reso il modello circolare.

Siamo poi noi a dover astrarre la rappresentazione statica dello schema e calzarla nella dinamica di una comunicazione reale, dove le cose si complicano molto facilmente, perché per esempio inserire la parola feedback con una freccia all’indietro è solo una modo molto sintetico ed asciutto per dire “Hey, guarda che il Destinatario diventa immediatamente Sorgente di un messaggio quasi contestuale!”

Per aggiungere qualcosa di nostro, a livello di sistema comunicativo, pensiamo che:

  • Due elementi adiacenti del modello compongono una unità comunicativa (p.es. Sorgente + Trasmettitore)
  • Le unità comunicative sono a loro volta rappresentabili dal modello
  • Il modello in questione è quindi un sistema frattale ed infinitesimale

In altre parole, per rimanere nel nostro esempio, stiamo dicendo che il modello si ritrova “in piccolo” ogni volta che il messaggio passa da un elemento all’altro.

Vediamo la coppia sorgente-trasmettitore: il trasmettitore (la bocca) è anche Destinatario di un messaggio diverso ed implicito scaturito sempre dalla sorgente (la mente). La bocca a sua volta reagisce con un feedback per permettere alla Sorgente di continuare o modificare la comunicazione.

La sorgente quindi deve emettere più messaggi formati e quasi contemporanei a tutti gli elementi del sistema, che sono a loro volta Destinatari e sorgenti (di feedback) affinché la comunicazione avvenga.

Ovviamente tutte queste implicazioni non possono essere rappresentate in uno schema essenziale e nemmeno in un solo schema.

Ovviamente ce ne sono molte altre.

Il modello con alcune modifiche

Nel complesso a noi il modello di Shannon, Weaver e Schramm ci piace così com’è. Di solito, però, lo rappresentiamo con alcune variazioni, per dare un minimo conto dell’esistenza di altri piani di comunicazione (o layer) e di alcune complicazioni che occorrono soprattutto nella vita di oggi, caratterizzata da molto rumore, molte informazioni e ritmi frenetici.

Questo modello l’abbiamo fatto spesso vedere in occasione di classi di formazione (in azienda, in corsi vari) per lo più a spettatori non addetti ai lavori. C’è quindi un po’ di timore nel rilasciarlo al pubblico dominio, ma magari piace a qualcuno, oppure possiamo migliorarlo con chi trova dei difetti, quindi eccolo qui sotto.

Pubblichiamo questo senza alcuna pretesa di comprensione, è semplicemente una riflessione fatta che porta secondo noi ad un maggior grado di comprensione/completezza al costo di qualche segno in più nel diagramma che abbiamo appena visto.

Sono aggiunte solamente un paio di cose:

  • Fra sorgente e destinatario si creano due tipologie di relazioni, che riprendono un po’ l’idea del campo di esperienza di Schramm, ma che viste così si adattano meglio a qualsiasi contesto, anche a quelli non-sociali:
    • Relazione fisica che riguarda l’insieme delle condizioni fisiche, come posizione reciproca, rispetto al contesto, visibilità, movimenti
    • Relazione logica che riguarda il codice di comunicazione adottato dagli estremi del sistema
  • Le fonti di rumore poi influenzano tutti gli elementi del sistema e non solamente il canale. Avremo fonti di rumore che si applicano alla sorgente (nel nostro esempio: hai mal di testa!) oppure al trasmettitore (per caso ti sei morso la lingua) oppure al ricevente (magari ha un orecchio sordo).

Ora la cosa bella è immaginare tutto questo fuori dal nostro esempio. Calzarlo in un progetto che stiamo affrontando, oppure in una situazione che abbiamo vissuto.

Provateci e poi fateci sapere se vi aiuterà a capire meglio come sono andate le cose!

Anche nel caso in cui avessimo scritto delle scemenze.

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